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Intervento chirurgico sbagliato risarcimento di 70.000 euro per una donna

L’Asl e due medici dell’ospedale di Frosinone dovranno risarcire per 70.000 euro una donna a seguito di un intervento chirurgico malriuscito. È quanto ha stabilito il giudice civile Antonio Masone del tribunale di Frosinone in accoglimento del ricorso di una donna, P.E., assistita dall’avvocato Dario Simonelli, che lamentava i danni subiti da un intervento chirurgico al quale si era sottoposta nel 2004 nell’ospedale di Frosinone.

La donna venne ricoverata per una calcolosi della colecisti con necessità di sottoporsi a colecistectomia, un intervento di routine effettuabile anche con tecnica laparoscopica della durata di circa 45 minuti. Tuttavia, per una serie di complicanze, l’intervento durò cinque ore tanto che, dopo una conversione in laparotomia (ossia con incisione) i medici, per tentare di risolvere la situazione, effettuarono dei correttivi, applicando dieci clip metalliche interne.

Alcuni mesi dopo l’intervento, la donna cominciò ad accusare forti dolori addominali. Si recò dal proprio medico curante che le consiglio di farsi vedere all’ospedale Umberto I da chi l’aveva operata. Lì capirono che qualcosa non andava e consigliarono alla stessa di sottoporsi a un nuovo intervento chirurgico. P.E. a quel punto decise di rivolgersi a un’altra struttura sanitaria, optando per l’ospedale di Avezzano. Lì, a seguito di un esame con colangiografia, decisero di intervenire chirurgicamente per la rimozione delle clip.

Grazie a quest’ultima operazione la paziente risolse definitivamente il problema, ma continuò a subirne le conseguenze sul piano fisico e psichico. Da qui la decisione, qualche anno più tardi, a seguito di consulti specialistici, di intraprendere un’azione legale contro l’Asl e i medici che l’avevano operata. In particolare la donna contestava l’irregolare posizionamento delle clip e l’eccessivo numero.

Venne intrapresa una causa pretendeva un’equa riparazione pe ri danni che era stata costretta a subire. L’indennizzo, negato in un primo momento, le è stato ora riconosciuto in sede civile dal tribunale di Frosinone. Un riconoscimento che, pur giunto ad anni di distanza dall’intervento, potrà servire ad alleviare le sofferenze della donna.

Fonte: Ciociaria Oggi

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